Il near working rilancia i coworking

Lavorare in uno spazio condiviso è ottimo per mille motivi, ai quali si aggiunge oggi il vantaggio di farlo vicino a casa, il near working. E in futuro? Saranno centri formativi. La mappa dei coworking a Milano Da tempo Milano traina un modo di lavorare diverso, al centro del quale c’è la condivisione degli spazi. Un vero proprio boom in questi ultimi anni, che prende il nome di coworking con una nuova sfumatura: se è vicino a casa è meglio. Perché si sceglie di lavorare in coworking? Per molti motivi: stile di vita che porta a condividere più che a possedere; apertura a contatti esterni (in un coworking si incontrano altre realtà con cui collaborare); ammortamento costi; apertura mentale. Ma a ciò ora si aggiunge una nuova variabile: se ci si arriva a piedi (o in bici) è meglio. Detto in altro modo: policentrismo, ibridazione e prossimità. Così, Milano – capitale della sharing economy – rilancia i coworking sotto casa. Segue la regola della città in 15 minuti che punta a creare a portata di quartiere servizi, negozi, centri sportivi da vivere sul proprio territorio senza doversi spostare più in là di 15 minuti a piedi. Ne hanno parlato durante un incontro Lavorare vicino a casa – Coworking e Near working istituzioni, università, imprese e sindacati. Questi ultimi rientrano al tavolo delle trattative perché, come ha affermato l’assessora alle Politiche per il lavoro, attività produttive e commercio del Comune di Milano, Cristina Tajani: “Dobbiamo lavorare su contrattazione collettiva e politiche pubbliche in grado di limitarne gli effetti negativi, come il confinamento domestico, ed enfatizzarne quelli positivi, come il risparmio di tempo negli spostamenti e la migliore conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro“. Milano è forse in Italia la capitale del coworking e ospita anche chi arriva in città e si siede per un giorno/una settimana/un mese in ufficio remoto. Ma ora che siamo ancora in emergenza sanitaria si viaggia meno e i clienti dei coworking sono per lo più clienti proprio dal quartiere, come attesta un’indagine condotta da TraiLab-Università Cattolica del Sacro Cuore. 12 mesi di Covid hanno portato quindi cambiamenti di clientela, infatti il 52% dei gestori ha ricevuto richieste di postazioni o uffici da aziende, mentre il 37% di avere dipendenti privati interessati a svolgere lo smart working in ambienti diversi dalla propria abitazione. DastU-Politecnico di Milano ha analizzato la geografia degli spazi di lavoro, dimostrando come il fenomeno dei coworking sia prevalentemente urbano: il 51% infatti si concentra nelle 14 aree metropolitane, con Milano che detiene il primato, ospitandone 119 nel 2021, con una crescita del 75% rispetto al 2014. Nel near working, con estrema naturalità, anche gli spazi adibiti al coworking stanno nella regola aurea dei 15 minuti: probabilmente anche meno, perché alla mappa sfuggono piccole realtà che si sono organizzate per condividere spazi e costi. E il passaparola è il marketing più efficiente. E per il futuro? Un’altra indagine condotta da Collaboriamo, guarda al futuro delineando il profilo che dovrebbero avere i coworking nella città di domani: cioè centri di formazione e apprendimento a disposizione del quartiere e un vero luogo ibrido di scambio di servizi, beni, competenze. Fondamentale, affinché i coworking di prossimità non siano isole all’interno delle città, è l’esigenza di creare una rete capace di rafforzare le relazioni e gli scambi, definire una proposta comune in termini di offerta e di promozione dei servizi proposti. Intanto, una mappa rintraciabile sul portale YesMilano segnala i big coworking. Gli altri fate sempre tempo a scoprirli con il passa parola, noi siamo in provincia.
Sp@ceCowo Venite a scoprirlo.